

di LUCIANO SARTIRANA
Nel 1881, tale Leendert Spaander apre un albergo a Volendam, un villaggio di pescatori con meno di tremila abitanti poco a nord di Amsterdam affacciato sullo Zuiderzee. Tra l’altro, un posto raggiungibile con difficoltà. L’intento di Leendert e di sua moglie Aaltje non è però quello di una semplice locanda… l’idea, decisamente visionaria in un contesto prosaico – vita durissima in mare e nei campi – è ben riassunta nell’insegna all’ingresso: il dipinto di un uomo sorridente con una mano sporca di tempera blu e la scritta “Benvenuto, artista!”. Ci sono decine di stanze, sale da pranzo ma soprattutto cinque grandi atelier di pittura, tutto a prezzi molto bassi.
L’Hotel Spaander, tuttora esistente, ha ospitato nel tempo centinaia di artisti, diventando un incredibile crocevia di relazioni e influenze reciproche, sperimentazione di stili, ritrovo di vite vagabonde, radicalismi politici e passioni inquiete. Ci hanno vissuto mesi e ci hanno lavorato personaggi come Pierre-Auguste Renoir, Pablo Picasso, Vasilij Kandinskij, Paul Signac, Joseph Beuys, Theo van Rijsselberghe, Maurice Sijs, Henry van der Velde… che lì diventano figli lontani di Johannes Vermeer e di Jacob van Ruisdael. Ci va anche Proust, che vi trova ispirazione per un’eroina della sua Recherche. Una colonia internazionale libera e aperta dove l’americana Elizabeth Nourse e molte altre artiste, regolarmente escluse dai maschilisti circoli artistici parigini, venivano accolte e trattate da pari a pari.
I rudi abitanti di Volendam, i loro volti scavati di vento, salsedine e storia, presero con molta bonomia l’arrivo di tutti questi originaloni. Posarono tranquillamente da modelli e da modelle; suggerirono ai pittori i momenti più adatti a cogliere quella luce particolare; lasciarono che i loro abiti tradizionali, le loro case e le loro barche colorate entrassero nei dipinti così come il loro quotidiano, il lavoro e la grazia di semplici gesti femminili.
Ma la luce, la luce era la vera protagonista, la vera dea ex machina… immensi cieli mutevoli senza l’intoppo di montagne o colline, un blu pieno di gradazioni e screziato di nuvole cariche sempre diverse che si specchiano nell’acqua; e l’altro blu sotto quel cielo, il mare interno dello Zuiderzee e le opere secolari per contenerne i rischi. E ogni pittore stilla dal volto cangiante di Volendam l’atmosfera che preferisce. L’Olanda come pittura e come cromia nasce lì, in un luogo magico che nel 1916 viene anche devastato da una tempesta che distrugge le dighe e allaga mezza nazione.
Jan Brokken, scrittore e giornalista di viaggi nato lì vicino, ci racconta passo passo il fascino di questa luce, le vicende della famiglia Spaander e le vite eccentriche e inquiete dei tanti artisti importanti o meno passati da lì.
Una ricchezza di storie, di immaginazione e di umanità davvero vasta e narrata con eleganza di stile (si legge che è un piacere) e passione per il meglio che a volte gli uomini riescono a creare.