Il mistero di Linda – Gianna Baltaro

di LUCIANO SARTIRANA

Addis Abeba, Africa italiana, fine anni ’30. Giuliano Carmi, lì in cerca di fortuna come altri connazionali contagiati dall’Impero tornato dopo secoli sui colli fatali di Roma, è accusato di omicidio e fa perdere le sue tracce. È la pecora nera di una famiglia bene in vista di Torino, che ha grossi interessi nell’area e ha anche fondato un’associazione per ricerche sul territorio e la cultura locale. Durante una festa a casa Carmi, un uomo che vi partecipa finisce poi sotto un tram e la scampa per miracolo. Il segretario dell’associazione viene ucciso nella sede. Un investigatore che aveva preso contatti con la famiglia cade in una buca aperta per lavori per strada e muore anche lui. Il commissario Andrea Martini inizia a farsi domande: cosa c’è stato durante le spedizioni in Etiopia dell’associazione, presieduta dal primogenito Vitaliano? Quale il loro vero scopo? Perché Giuliano non torna in Italia? Chi sono i colpevoli degli omicidi? Cosa nasconde il decoro di una famiglia sabauda altolocata?

La storia è giallissima: eventi successi a grande distanza eppure legati; più protagonisti coinvolti in un fatto del loro passato prossimo; l’ambiente famigliare prestigioso, ambiguo, omertoso; tre omicidi e mezzo; frammenti di verità presenti presso persone diversissime; il fratello sparito, un oggetto irreperibile, l’alibi tarocco. Una complessità di trama che si sviluppa con l’imprevedibilità di un poliziesco onesto, di quelli che suscitano belle ipotesi nella mente dei lettori. Il tocco noir sul progressivo sottolineare di modalità, motivazioni, sospetti parziali, personaggi della quotidianità, passato che riemerge in parallelo all’individuazione del colpevole in questa Torino demodé.

E qui – con il demodé su Po e Dora – arriviamo all’aspetto più affascinante di questo libro e di quest’autrice.
Dimentichiamo le crime story di oggi (farabutti fra i criminali e la polizia, inseguimenti spaccatutto in auto, droghe, sangue, sistemi satellitari, tracce di Dna, città cupe, tatuaggi, ruvidi interrogatori alla centrale) ed entriamo nell’universo vetero-distopico di Gianna Baltaro.

Ci entriamo veramente: i dettagli dell’arredamento di interni o gli accessori di vestiario, il caffè che prelude allo spostarsi in un’altra stanza a fumare insieme, Martini che guida la sua signorile Lancia Aurelia; le indagini non sono solo in città (luogo tradizionale del malaffare fin dai tempi di Sherlock Holmes) ma anche in provincia: val Pellice, Luserna San Giovanni, la collina di Baldissero; si accede alla vita di sospetti e testimoni semplicemente premendo il campanello delle abitazioni e sedendo con loro in poltrona; si offrono cordiali, vermut, porto e armagnac a qualsiasi ora e Cinzano al bar. La cortesia fra le persone, chiunque siano.

Uno spettacolo narrativo, umano, storico raro e un vero incanto!

L’unione magica e sapiente fra personaggi, suspense, un tempo e un mondo distanti ma che riviviamo pagina per pagina. Una scrittura da giornalismo antico, graziosamente elegante e impreziosita di piccole digressioni, con il coraggio del buon aggettivo in più e la pazienza di una rigorosa ricostruzione storica. 
Fa stile a sé, Gianna Baltaro, e fa epoca a sé. Di libri con il commissario Martini ne ha scritti diciotto, tutti hanno riattraversato il passato e li possiamo leggere grazie alle vivaci torinesissime Golem Edizioni. Grazie davvero!

Gianna Baltaro (Torino, 13 febbraio 1926 – 28 gennaio 2008) ha lavorato a lungo come cronista di nera, tra le prime e più apprezzate giornaliste donne a raccontare la cronaca giudiziaria. Ha collaborato con La Gazzetta del Popolo, La Stampa, L’Unità, Il Giorno, L’Ora di Palermo e la Rai.