La vita nascosta di Léonie Martin – Gabriella La Rovere

di LUCIANO SARTIRANA

Léonie Martin nasce il 3 giugno 1863 ad Alençon, in Normandia. I suoi genitori sono Louis, orologiaio e gioielliere, e Marie-Azélie Guérin Martin, detta Zélie, merlettaia. Conosciamo la sua vita grazie alle 218 lettere scritte da Zélie al fratello e alla cognata, e per alcune sue missive alle sorelle.

Léonie è la terza figlia di nove nati, solo cinque dei quali arriveranno all’età adulta. Nelle lettere della mamma è spesso definita “la povera Lèonie”. E anche: “Questa povera bambina mi mette a disagio, perché ha un carattere indisciplinato e un’intelligenza non sviluppata.”. Per arrivare a: “questa terribile bambina”!

Léonie cresce appunto con un carattere difficile. Corre senza sosta, cade e si ferisce spesso. Ha difficoltà nell’apprendere, specialmente aritmetica, e a scuola non ci va più. Più volte cercano di darle un’istruzione presso le suore, ma dura poco; lo stesso con lezioni private. Soffre molto gli insuccessi scolastici e la sua difficoltà a capire le cose.

A undici anni è accettata, con due sue sorelle, in un collegio religioso, ma fa dannare tutti e viene rimandata a casa tre volte.

Nell’ottobre del 1886, a ventitré anni, chiede di entrare nel convento delle Clarisse a Lisieux; torna a casa dopo due mesi. Entra poi nel convento della Visitazione, a Caen; il tentativo fallisce dopo sei mesi. Ci torna però alla fine del giugno 1893 e il 6 aprile 1894 Léonie arriva a prendere l’abito… pare che le regole monastiche la tranquillizzassero eliminando ogni imprevisto, sempre causa di ansia. Ma lascia di nuovo il convento il 20 luglio 1895.

Nel 1897, a soli ventiquattro anni, muore di tubercolosi la sua sorellina più giovane: è Thérèse di Lisieux, dal 1925 una delle sante più importanti della cristianità. Léonie legge “Storia di un’anima”, l’autobiografia scritta da Thérèse, dove ritrova anche molta della sua vita. Il 30 giugno 1899 prende l’abito per la seconda volta, ancora nel convento della Visitazione di Caen. Vi resterà fin alla sua morte, il 17 giugno del 1941. Viene proclamata santa da papa Francesco nel 2020.

Questo libro narra la sua vita… una storia toccante dove tutto le è stato faticoso, tutto le è stato ricerca di una pace di sé. Ed è anche la storia di Zélie, sua mamma: il suo sguardo confuso e disorientato, il paradosso tra essere madre e donna profondamente religiosa e nello stesso tempo provare imbarazzo e disagio per quella figlia. Un conflitto, un dolore muto e profondo. Un rapporto madre-figlia ostico e senza rete.

Ma questo libro è anche di più, perché racconta Léonie con le parole e il sapere di oggi sui disturbi dello spettro autistico, anche toccando temi poco approfonditi nell’ambito della neurodivergenza. Seguire passo passo la sua vita diventa occasione per parlare di autismo, disturbi dello spettro, neurodivergenza, neurotipicità, neurodiversità (una parola nata solo nel 1998).

Un discorso non certo solamente tecnico o per specialisti, perché tutti noi apprendiamo ed elaboriamo le informazioni in maniere diverse e potremmo anche riconoscerci nei profili tracciati in queste pagine. Per chi è neurodivergente  come Léonie, le modalità interpretative del mondo possono appunto essere ADHD, dislessia, disgrafia, disprassia. E per loro il mondo, le relazioni, il pensiero, il futuro e il passato, la quotidianità sono un’altra cosa.

Per dirla con l’autrice: “La beatificazione di Léonie è il più grande riconoscimento dell’uguaglianza tra individui, al di là delle modalità di funzionamento cerebrale”.

Nonostante il tema non sia facile, sia la vita di Léonie che le riflessioni più specifiche godono di uno stile agile, preciso, chiaro e coinvolgente. Soprattutto – e credo sia il nucleo di questo ottimo libro – ci suggerisce di conoscere meglio noi stessi e le nostre insicurezze; di interpretare con umiltà chi ci sta vicino e che magari non capiamo del tutto; di riflettere sulle nostre relazioni, chiusure, opportunità.

Gabriella La Rovere è medico, ha pubblicato altri libri e creato iniziative su autismo e neurodiversità, ha una figlia autistica adulta.