
di ENRICO FORTE
«Allora beccatevi un romanzetto scervellato, assolutamente spensierato e innocuo, senza neppure un’ideuzza!»
Nell’estate del 1967 Boris e Arkadji Strugackji subivano il rifiuto, da parte di case editrici e riviste sovietiche, dei testi satirici La favola e Brutti cigni; di qui il proposito di scrivere un’opera che, per converso, fosse di pura evasione. Ed è intrattenimento di qualità quello messo in atto dal nuovo romanzo, la disavventura dell’astro-naufrago Maksim su un pianeta in guerra. Dietro all’evasione coinvolgente, però, riesce ancora ad accamparsi un’acuta polemica socio-politica, che fa de L’isola abitata qualcosa di più di un testo spensierato e innocuo.
Partiamo dal fattore intrattenimento: è un romanzo che coinvolge più di un film.
La prosa si caratterizza per una dominante visiva, nel preciso intento di “mettere sotto agli occhi” del lettore quello che succede. Valga come esempio una scena del capitolo sesto, in cui Maksim prende parte a un’azione militare nel covo di presunti nemici interni dello Stato: “Il capitano spalancò la porta, all’interno era buio, i lampi gialli delle detonazioni illuminavano volute di fumo”.
Proposizioni brevi, lineari e coordinate per asindeto, che imprimono un ritmo fulmineo alla violenta sparatoria in corso.
La rappresentazione dello scontro fisico è centrale ne L’isola abitata, senza mai scadere nel gusto gratuito per la violenza: la storia del giovane Maksim è la difficile presa di coscienza della propria forza, e della possibilità di farne uso per riscattare un Paese oppresso dal regime di certi Padri Ignoti.
Il ragazzo farà esperienza dell’insensata disciplina della Guardia del regime, ma anche della fede aprioristica dei partigiani per gli ordini dei propri capi; nessuno, fra gli abitanti del pianeta, pare disposto a prendersi la responsabilità di decisioni e azioni proprie. Di qui un efficace Bildungsroman picaresco, oltre i confini del Paese dei Padri Ignoti e attraverso fiumi radioattivi, foreste infestate da macchine belliche e deserti popolati da mutanti; l’intento è di tornare nel Paese con un aiuto concreto, così da rovesciare la dittatura.
Ecco allora che la visita di Maksim – abitante di una Terra socialmente evoluta – a uno Stato alieno oppresso dal totalitarismo, sembra messa in scena solo some pretesto polemico: la pura evasione si rovescia in critica politica, e gli Strugackji firmano una delle loro opere più esplicite sul controllo esercitato dall’URSS tramite propaganda e censura.