

di LUCIANO SARTIRANA
Rita è nata a Salonicco, è cresciuta nella storica comunità ebrea sefardita della città, vive in un ambiente colto e dinamico. Siamo ai primi del ‘900, la città è tranquilla ma le tensioni internazionali (tra gli Stati dei Balcani e tra Turchia e Occidente) si fanno sentire. Sposa un ebreo di origine inglese, Vidal, e la coppia si trasferisce a Londra.
Katherine è figlia di Rita. Dagli anni ’30, nel Regno Unito, si diffonde un clima di antisemitismo e Rita nasconde alla ragazza le loro origini ebraiche. Di fronte a quella madre sfuggente e riservata, Katherine cresce come in un vuoto di identità e senza il rapporto profondo che vorrebbe con sua madre. Durante la Seconda Guerra Mondiale conosce uno svedese e si trasferisce con lui a Stoccolma. La comunità ebraica di Salonicco viene distrutta dai nazisti.
Elisabeth (la scrittrice) è figlia di Katherine e siamo appunto in Svezia negli anni ’60 e ’70. Sua madre ha replicato i silenzi della nonna sul loro passato, ma il segreto familiare che Elisabeth avverte la muove invece alla ricerca: attraverso lettere, documenti ufficiali e personali, racconti e ricordi, ricostruisce la storia della sua famiglia fino al legame spezzato con Salonicco e l’origine sefardita cancellata per paura.
“Abbandono” è un libro molto particolare… un’autobiografia allargata all’indietro, un ibrido tra romanzo storico, reportage e vicenda famigliare. Elisabeth Åsbrink è scrittrice e giornalista, gioca su registri diversi, è molto precisa e documentata nei dettagli storici, il suo stile asciutto equilibra la frontiera fra eventi tragici e narrazione personale, è presente il senso della tensione e della svolta. Una scrittura molto particolare: nei momenti di massima tensione è scattante, quasi spezzata, con le frasi che si accorciano e si moltiplicano in una sorta di crescendo drammatico. Accumulo e montaggio, frammentazione, confessione più che una narrativa lineare.
Rita, Katherine, Elisabeth sono figure concrete soprattutto nelle loro debolezze e ambiguità, nell’avere interiorizzato quella maniacale riservatezza quotidiana verso chi amano. Donne determinate, di spessore e di scelta; che sentono però di avere della penombra nella loro identità profonda… una nube interiore guardata infine dritta negli occhi dall’autrice stessa, grazie allo studiare e allo scrivere più che per le relazioni.
È un libro che si legge con facilità e interesse. Per lo stile, si è detto. Ma anche per quell’incastro fra generazioni, il passaggio di testimone da Rita a Katherine a Elisabeth e anche quello fra tre città diversissime. La capacità di intrecciare ricordi ed eventi privati con quelli storici colloca la narrazione in una dimensione maestosa e molto realistica, un filo emotivo che non smette mai di coinvolgere.
Un grande libro, un’affascinante saga sul senso di sé, su quale nostro passato plasmi il nostro presente, i traumi tra una generazione e l’altra, come la storia possa far cambiare direzione alle persone in qualsiasi momento.
Riguardo a quanto la scrittura possa essere sguardo vero verso ciò che non avevamo capito.