

di LUCIANO SARTIRANA
I Sami sono una popolazione dalle origini ancora incerte – forse nord-siberiane – che abitano da più di un millennio l’area che va dalla penisola di Kola fino al settentrione di Finlandia, Svezia e Norvegia. Hanno una loro cultura, una lingua figlia del ceppo uralico, una religione tradizionale panteista e sciamanica; le loro attività storiche sono la pastorizia delle renne, la caccia e la pesca.
Con le popolazioni meridionali, dai vichinghi in poi, si sono ignorati a lungo ma poi le situazioni si sono fatte conflittuali, di sospetto e di razzismo, fino ai giorni nostri. Ed è di questo che parla il romanzo, ambientato appunto nella contemporaneità.
Siamo nella zona Sami svedese, in pieno circolo polare. È l’immoto inverno artico, con poche scarne ore di luce… Elsa, nove anni, arriva sciando al pascolo di renne della sua famiglia. Davanti ai suoi occhi, un bracconiere svedese uccide brutalmente un piccolo di renna: proprio il piccolo di renna destinato a lei. Elsa e l’uomo si guardano.
Sono azioni criminose che accadono anche altre volte, negli anni, danneggiando seriamente le mandrie e la stessa sussistenza dei Sami. A questo si aggiunge l’inanità e l’indifferenza della polizia, che spesso arriva con molto ritardo sui luoghi dei misfatti e derubrica tutto a liti locali senza prove e colpevoli.
Elsa cresce e matura una sua visione dura e intransigente. La sua famiglia e la comunità, appesantite da disincanto e sfiducia, la seguono poco. Ma la paura e la rabbia di Elsa diventano via via qualcosa di affilato, di glaciale, di risoluto.
Nei luccicanti paesaggi invernali, accarezzati da aurore boreali fluttuanti in cieli immensi, si sviluppa una storia di formazione, di amore e di abisso, di fragili destini individuali e una cultura tradizionale messa a repentaglio anche dai cambiamenti climatici. Seguiamo Elsa in ogni suo passo. Tifiamo per lei e per il suo testardo individualismo. Temiamo per lei quando ne dice quattro ai poliziotti o quando un minaccioso gatto delle nevi le entra praticamente in casa. Siamo in apprensione con lei per le sue renne.
Oggi, iniziative a difesa della cultura e delle persone Sami sono ben presenti e consolidate in Norvegia, in Svezia, in Finlandia. Ma, lo stesso, le difficoltà di una natura inospitale perpetuano un atteggiamento xenofobo e predatorio in chi vi si avventura da sud da marginale e da semi-pioniere. Tra l’altro, la storia è vera.
Monika Ulrika Ann-Helén Laestadius, nata nel 1971, è scrittrice e giornalista e una delle personalità intellettuali più influenti in Svezia. Il suo stile asciutto, intenso e drammatico, molto dinamico nel ritmo, attento ai moti psicologici più sottili introduce nella nostalgia di un mondo che verosimilmente sta morendo, ahimè… ma anche a quello che forse nasce grazie a persone affascinanti come Elsa.