La suspense dell’oggetto ritrovato

di CLARISSA LICHTBLAU

Il ritrovamento di un oggetto simbolico è uno dei dispositivi narrativi più potenti della letteratura, perché crea un ponte tra mondi, tempi, e stati dell’anima.
Tocca la sfera affettiva, quella del mistero o della funzionalità con la storia.
La tipologia dell’oggetto può essere la più varia.

Oggetti che aprono il passato
Una lettera mai spedita, trovata nel doppio fondo di una valigia ereditata: svela un segreto familiare che rimette in discussione la vita del protagonista.
Un diario con pagine strappate: l’assenza è più perturbante della presenza; ciò che manca era troppo pericoloso da conservare?
Una fotografia con il retro scritto in una lingua che nessuno in famiglia dovrebbe conoscere.

Oggetti che creano un legame tra estranei
Un anello con incisione trovato in un mercatino dell’usato: il protagonista diventa ossessionato da chi lo ha perso.
Una chiave senza serratura, conservata per decenni da qualcuno, e ora ritrovata per caso.
Un libro con annotazioni a margine fittissime: il lettore precedente diventa quasi un personaggio.

Oggetti che destabilizzano il presente
Un giocattolo dell’infanzia che si pensava perso e che riappare.
Un giocattolo dell’infanzia che riappare in una casa in cui il protagonista non è mai stato bambino.
Un oggetto che il protagonista è sicuro di aver buttato via: e che riappare, intatto.
Un oggetto appartenente a una persona defunta: ritrovato casualmente o che addirittura arriva per posta senza mittente.
Un oggetto appartenente a una persona amata: ma il rapporto era finito male.

Oggetti con forza archetipica
Lo specchio che mostra qualcosa di diverso da ciò che ci si aspetta.
La scatola chiusa: Pandora è un archetipo imbattibile, ma può essere immaginata in altro modo.
La mappa di un luogo che non esiste su nessun atlante.
La mappa e il percorso di un viaggio lontano nel tempo fatto dal protagonista o da persone vicine a lui.
Un oggetto ornamentale o utile: appartenuto a qualcuno molto lontano nel tempo e che ha comunque un legame con il protagonista.

Nel movimento narrativo di un oggetto ritrovato, abbiamo poi l’opportunità di sviluppare più di un aspetto.

La descrizione dell’oggetto
Per esempio:
una lettera mai spedita, magari sotto forma di un foglio manoscritto, ingiallito, trovato nel doppio fondo di una valigia ereditata. La lettera è priva di busta, priva di destinatario visibile, priva di data certa. Le ultime righe si interrompono a metà frase.
In questo caso – utilizzato in più di un’occasione nella letteratura mondiale – l’oggetto possiede una tripla potenza simbolica: 1) la scrittura in quanto gesto di mettere a nudo un pensiero segreto; 2) il contenuto del testo, le circostanze e le persone richiamate; 3) il silenzio nel tempo, cioè il fatto che quelle parole non siano mai arrivate a nessuno.

Il meccanismo narrativo
Il ritrovamento dell’oggetto – che diventa chiaramente simbolico – è una soglia: il protagonista era in un luogo e in un flusso di esistenza, e subito dopo si trova altrove, anche senza muoversi fisicamente. L’orizzonte della storia si allarga o si frantuma.
Il
meccanismo può articolarsi in tre movimenti di base.
La scoperta: come il protagonista trova l’oggetto… di certo non essendo pronto alla rivelazione.
La destabilizzazione: nell’animo e nella mappa mentale del protagonista si apre una crepa sul suo passato, la sua famiglia, se stesso appunto a causa del valore simbolico o affettivo dell’oggetto. In altre parole: il suo mondo (talvolta, l’intero mondo) non è più lo stesso e non torna più come prima.
Il viaggio: si genera un’azione… il protagonista parte – fisicamente, o anche solo interiormente – per scoprire cosa significhi quell’oggetto, cosa ancora non gli ha detto, a chi era o non era arrivato prima di lui, perché era rimasto nascosto così a lungo.

Riflettendo sul suo senso profondo, l’oggetto ritrovato è una mappa del desiderio interrotto. Trovandola, il protagonista non trova risposte, ma nuove domande; e non compie un’azione, subisce una rivelazione.
E questo fa muovere la trama.

Infine, alcuni suggerimenti di scrittura
Distingui bene tra oggetto neutro e oggetto carico di senso… individuare il secondo attraverso un percorso o un’indagine arricchisce la tensione.
Costruisci passo passo l’avvicinarsi al ritrovamento, meglio se in un’ambientazione pochissimo caratterizzata, per esempio in una giornata come le altre.
Fai lavorare l’implicito, cioè mostra l’emozione che prova il protagonista al ritrovamento, ma senza dichiararla.
Evidenzia in modo chiaro il senso simbolico dell’oggetto, che smette di essere solo una cosa e comincia a rappresentare altro… un’assenza, un desiderio, un segreto, un’identità.
Non è l’oggetto in sé a essere simbolico: è il modo in cui lo sguardo del personaggio (e del narratore) vi si posa.
Poniti una domanda chiave: cosa cambierebbe nella storia se questo oggetto non ci fosse? Se la risposta è niente, l’oggetto non è abbastanza simbolico, o non lo è ancora.
Evita parole come: sentì, provò, era triste/felice/sconvolta. Tutto deve passare attraverso parole, gesti, sguardi, ritmi della frase.