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di CLARISSA LICHTBLAU
“Anche se molti istinti sono ritenuti patrimonio comune dell’uomo e della donna, combattere è sempre stata un’abitudine dell’uomo, non della donna. La legge e l’esercizio hanno sviluppato quella differenza, non importa se innata o accidentale. In tutto il corso della Storia, si contano sulle dita di una mano gli esseri umani uccisi dal fucile di una donna; anche la grande maggioranza di uccelli e di animali li avete sempre uccisi voi, non noi; ed è difficile giudicare ciò di cui non si ha esperienza.
Come possiamo comprendere un problema che è solo vostro? E quindi, come rispondere alla domanda: in quali modi prevenire la guerra? Non avrebbe senso rispondere, basandoci sulla nostra esperienza e sulla nostra psicologia, semplicemente: che bisogno c’è di combattere?
È chiaro che dal combattimento voi traete un’esaltazione, la soddisfazione di un bisogno, che a noi sono sempre rimaste estranee.”
Con queste parole, tratte dal suo testo Le tre ghinee (1937), Virginia Woolf inizia a mostrare come società patriarcale e guerra abbiamo legami profondi, e indica idee concrete e sincere per le donne che intendano andare oltre.
Sulla base di queste riflessioni, penso di fare cosa gradita suggerendo testi che abbiano narrato e approfondito questa esiziale liaison fra il potere privato e il potere pubblico degli uomini sulle donne e sul mondo.
– Narrativa –
Mara Carollo: Promettimi che non moriremo (2025, Rizzoli)
Una bambina poi ragazza poi donna attraversa guerre e violenza, pagando e ricominciando, in modo molto prosaico ma salvando ciò che sente in profondità.
Ann-Helén Laestadius (nella foto): La ragazza delle renne (2024, Marsilio)
Una ragazza lotta in un ambiente estremo e sul crinale dello scontro etnico; gli uomini aggrediscono, ignorano, si suicidano.
Igiaba Scego: Cassandra a Mogadiscio (2023, Bompiani)
Angoscia familiare e post-coloniale lungo il filo antico eppure attuale dei rapporti fra Italia e Somalia, la guerra tuttora là presente, il personale non sentirsi in nessuna parte.
Rosella Postorino: Mi limitavo ad amare te (2023, Feltrinelli)
Bambini bosniaci sono evacuati da Sarajevo durante la guerra e portati in Italia… romanzo sull’impossibilità di dimenticare, lo sradicamento, il senso di impotenza di chi li accoglie.
Elin Cullhed: Euforia (2021, Mondadori)
Il racconto in prima persona, con una stupefacente immedesimazione, della vita quotidiana di Sylvia Plath: mille incombenze, sessualità senza colore, scarsa autostima come autrice, sacrificata dal successo e dai tradimenti del marito.
Bernardine Evaristo: Ragazza, donna, altro (2020, Sur)
Le vicende di dodici donne, vissute in Inghilterra lungo tutto il ‘900, con sguardo sugli affetti, l’omosessualità, la migrazione, l’essere di colore, la maternità.
Margaret Atwood: Il racconto dell’ancella (2019, Ponte alle Grazie)
Inquietante quanto possibile distopia di una società totalitaria dove le donne esistono solo per mettere bimbi al mondo.
Steinunn Sigurđardottir: Heiđa (su Heiđa Ásgeirsdóttir) (2017, Mondadori)
Lotta di una giovane donna contro un mondo falso, il pregiudizio e la condiscendenza, per l’impegno ambientale e politico.
Adania Shibli: Un dettaglio minore (2017, La nave di Teseo)
Il racconto di un delitto atroce compiuto da soldati israeliani nel 1948 si intreccia con la percezione di annullamento presente tuttora in lei, come donna e come palestinese.
Arundhati Roy: Il ministero della suprema felicità (2017, Guanda)
Romanzo corale sull’India contemporanea, con guerra, patriarcato e nazionalismo. Una donna trans è simbolo di resistenza alla violenza sistemica maschile e statale.
Chimamanda Ngozi Adichie: Metà di un sole giallo (2006, Einaudi)
Ambientato durante la guerra del Biafra. Le protagoniste femminili sono travolte dal conflitto, ma resistono alla logica patriarcale e coloniale che l’ha generato.
Svava Jakobsdóttir: Tutto in ordine (1999, Le Lettere)
Il parallelo tracciato da Virginia Woolf tra patriarcato e guerra esteso e raccontato in modo surreale attraverso le singole “azioni della guerra”: scambio violento, occupazione, colonizzazione della mente.
Natsuo Kirino: Le quattro casalinghe di Tokyo (1997, Neri Pozza)
Quattro donne normalissime sono di fronte sia a un delitto che una società cupa e maschilista. Un viaggio di solidarietà femminile, fino a capire la violenza dentro di sé.
Toni Morrison: Amatissima (1987, Pickwick Libri)
Guerra e schiavitù come strutture di dominio patriarcale e razzista. Intreccia maternità, trauma e memoria per mostrare come la violenza sistemica distrugga i legami umani.
Svetlana Aleksievič: La guerra non ha un volto di donna (1985, Bompiani)
Testimonianze di donne sovietiche che hanno combattuto nella Seconda guerra mondiale: una guerra “altra”, fatta di cura, coraggio, dolore in contrasto con l’eroismo virile e retorico.
Christa Wolf: Cassandra (1983, e/o)
Il mito greco da una prospettiva femminile: Cassandra denuncia la follia della guerra e del potere maschile; la connessione fra patriarcato, guerra e verità taciuta.
Valerie Solanas: Manifesto per l’eliminazione dei maschi (1967, SE)
Testo noto solo per l’auspicata quanto metaforica soppressione del genere maschile… in realtà, applica semplicemente agli uomini lo sguardo violento attivo da sempre contro le donne.
Renata Viganò: L’Agnese va a morire (1949, Einaudi)
La Resistenza e la guerra dal punto di vista della cura, del lavoro, del sacrificio quotidiano femminile: una risposta etica al patriarcato violento.
Virginia Woolf: Mrs Dalloway (1925, Feltrinelli)
La guerra non si vede, ma ci sono le conseguenze: il trauma di un veterano e di una società che cercano di tornare “normali”. La follia di un ordine maschile che ha appena distrutto il mondo.
– Poesia –
Alessandra Carnaroli: Non si tocca la frutta nei supermercati però i culi nelle metropolitane (2025, Einaudi)
L’attualità di violenze domestiche, di guerre atroci, di volgarità comune descritta con una lingua poetica acuta e che va all’essenziale.
Wisława Szymborska: La fine e l’inizio (1993, Libri Scheiwiller)
Ironica e dolente riflessione sul ricostruire dopo la guerra, quando le donne rimettono ordine al mondo.
Anna Achmatova: Requiem (1940, Adelphi)
Sulla guerra, la repressione, l’ideologia patriarcale del sacrificio.
– Saggistica –
Lidia Menapace: Fuori la guerra dalla storia (2025, Enciclopedia delle Donne)
Un linguaggio fortemente personale e politico per raccontare la guerra da una prospettiva di genere.
Rosella Postorino: Nei nervi e nel cuore (2024, Solferino)
Un diario di apprendistato alla vita di una donna con parole intense quanto agili e una mente mobile, capace di sguardo originale su ciò che la società degli uomini vede nelle donne.
Judith Butler: Regimi di guerra (2009, Castelvecchi)
Come il potere patriarcale e statale decide quali vite valgono e quali no.
bell hooks: Il femminismo è per tutti (2000, Tamu Edizioni)
Collega patriarcato, violenza e dominio nelle relazioni personali e sociali. Come il sistema patriarcale costruisce la mascolinità attraverso guerra e aggressività.
Arundhati Roy: La fine delle illusioni (1999, Tea)
Contro il militarismo, il nazionalismo e le logiche patriarcali della violenza.
Luisa Muraro: L’ordine simbolico della madre (1991, Editori Riuniti)
Riflette sul linguaggio e sul potere patriarcale, indicando nel pensiero della differenza sessuale un modo per superare logiche di dominio, anche belliche.
Sara Ruddick: Il Pensiero materno (1989, Red Edizioni)
La “cura materna” come alternativa al pensiero militare e patriarcale.
Adrienne Rich: Nato di donna (1976, Mondadori)
Collega maternità, militarismo e patriarcato: la società patriarcale sfrutta la capacità generativa femminile per scopi di potere e conquista.
Carla Lonzi: Sputiamo su Hegel (1970, La Tartaruga)
Critica il pensiero maschile e patriarcale che giustifica la violenza e la gerarchia, getta le basi di un pensiero anti-patriarcale radicale.
Simone de Beauvoir: Il secondo sesso (1949, Il Saggiatore)
La logica di dominio che lega patriarcato e violenza. Come la subordinazione delle donne sia funzionale a un ordine gerarchico che arriva anche alla guerra.