Germania, le parole e le storie dei nuovi tedeschi

di CLARISSA LICHTBLAU

Dal dopoguerra in poi, in ragione del suo sviluppo economico, la Germania è stata una terra privilegiata da chi cercava lavoro e futuro… un tempo da Italia, Portogallo, Spagna; poi Turchia, ex Jugoslavia, Paesi dell’Est, chi è fuggito dalla Siria in guerra.

Un contesto prima sotterraneo, poi via via più dinamico e diffuso nella società ha fatto sì che costoro – in prima persona o lungo seconde e terze generazioni –pervenissero alla scrittura… scrittrici e scrittori e nuovi tedeschi.

Molti tra di loro esplorano l’esperienza migratoria, la multiculturalità, il rapporto fra lingua e cultura germaniche e la ricerca di nuove radici da parte di chi arriva. Nei loro romanzi si raccontano le esperienze dei rifugiati, ciò che passa e si modifica tra la diaspora e i Paesi di origine, gli orizzonti delle generazioni nate qui, le inedite identità “ibride”.

Autrici e autori che scrivono in tedesco pur avendo altre origini.

Ridefiniscono cosa significa “letteratura tedesca”.

Portano nuove prospettive linguistiche… ibridazione, plurilinguismo.

Affrontano con franchezza e immaginazione temi come identità, esilio, razzismo, memoria e appartenenza.

Per non dire di altre soglie: spezzare categorie (non vogliono essere “solo” scrittori migranti); narrare attraverso forme ibride (prosa + teatro + social media + oralità); affrontare temi l’identità fluida, il razzismo strutturale, la cultura gay e lesbica e oltre; la memoria familiare e il trauma dell’abbandono di un’origine; sperimentare con la stessa lingua tedesca (gli slang, i linguaggi giovanili, i mescolamenti linguistici fra più provenienze).

Tra i nomi più rappresentativi ricordiamo:

  • Fatma Aydemir: nata nel 1986 a Karlsruhe da una famiglia turco-curda; il suo romanzo “Tutti i nostri segreti” è un grande affresco familiare sulla diaspora turca in Germania;
  • Shida Bazyar: nata nel 1988 a Hermeskeil, in Renania-Palatinato, è figlia di esuli iraniani; molto attenta al tema dell’attivismo e delle seconde generazioni; ha pubblicato “Fuoco”;
  • Sharon Dodua Otoo: nata nel 1972, è inglese ma vive a Berlino e scrive in tedesco; sui gemi della diversità e del razzismo ha pubblicato “Una stanza per Ada”;
  • Jenny Erpenbeck: nata a Berlino Est nel 1967, è scrittrice e regista teatrale; è tedesca e non immigrata, ma tra i suoi molti testi c’è “Voci del verbo andare”, sui rifugiati africani a Berlino… un professore in pensione entra in contatto con loro e ciò lo cambia;
  • Wladimir Kaminer: nato a Mosca nel 1967, nel 1990 si trasferisce nella DDR e poi diventa tedesco del tutto, per ovvie ragioni; è anche dj e giornalista a Radiomultikulti, emittente rivolta agli immigrati; di suo in Italia ci sono “Militärmusik”, “Russendisko”, “Berliner express” e “Cucina totalitaria”;
  • Navid Kermani: nato nel 1967 a Siegen da famiglia iraniana; giornalista e studioso, ha pubblicato “Stato di emergenza”; 
  • Abbas Khider: nato a Baghdad nel 1973 e là arrestato per motivi politici nel 1990; nel 1996 arriva clandestinamente in Germania, vince poi numerosi premi letterari; l’unico suo testo tradotto in italiano è “I miracoli”;
  • Emine Sevgi Özdamar: nata in Turchia nel 1946, emigra in Berlino nel 1966; vince premi letterati prestigiosi, come il Von Chamisso e il Kleist; in italiano ci sono “Il ponte del Corno d’oro”, “La lingua di mia madre” e “Il cortile nello specchio”;
  • Mithu Melanie Sanyal: nata nel 1971 a Düsseldorf da madre polacca e padre indiano, è ricercatrice e giornalista; affronta in modo brillante e ironico temi come identità, appropriazione culturale e post-colonialismo; ha pubblicato “Stupro. Aspetti di un crimine”; 
  • Saša Stanišić: nato a Višegrad (Bosnia) nel 1978; fugge in Germania dalla guerra con la famiglia nel 1992; scrive su identità e memoria; ha pubblicat “Origini”;
  • Yōko Tawada (nella foto): nata a Tokyo nel 1960, si trasferisce ad Amburgo nel 1982; ha scritto i romanzi “Memorie di un’orsa polare” e “Il bagno”, caratterizzati da profonda ironia;
  • Feridun Zaimoğlu: nato a Bolu (Turchia) nel 1964 e l’anno dopo la famiglia si trasferisce in Germania; è anche giornalista e drammaturgo; ha pubblicato “Schiuma” e “Leyla”.

Un’immensa e vivace narrazione di storie che incrociano culture diverse, descrivendo la realtà tedesca in modo ricco, originale e sfaccettato.

Un enorme patrimonio di futuro.