Esistono ancora gli scrittori “impegnati”?

di CLARISSA LICHTBLAU

C’è gente che dice: “Non ci sono più gli scrittori, gli intellettuali impegnati nella società e nella politica come una volta!”.
Che sia vero? Chi c’era, una volta? E quand’era, una volta?
Al di là del fatto che niente e nessuno sono mai come una volta, e dando per sottinteso che “una volta” indichi gli anni dal dopoguerra a fine ’70… in effetti, nel mondo avevamo un fior fiore di personalità, di idee, di dibattito critico quanto costruttivo. Siamo una rivista letteraria, quindi ci limitiamo a parlare di scrittrici e scrittori.    

La mia Germania a pezzi cercava speranza e intelligenza nelle parole di Heinrich Böll, deciso critico dell’ipocrita borghesia tedesca, in fondo non molto cambiata nel tempo; Günter Grass ci ha ricordato quanto stessimo già mettendo il passato nazista sotto il tappeto; Ingeborg Bachmann, anche lei rivolta alla memoria post-bellica ma con un aperto sguardo femminile. E scoprivamo quanto un autore che prima non avevamo mai considerato, Hans Fallada, volesse dirci sulla disperazione di tanta gente nella società tedesca fra le due guerre. Molti di loro hanno fatto parte del Gruppe 47, un collettivo di confronto e di immaginazione che è stato fondamentale per la cultura della Germania Ovest.
Leggevamo anche autori dell’altra Germania… Christa Wolf, sempre capace di vedere fra le pieghe della storia e del regime di Berlino Est; Anna Seghers, comunista e antifascista e profonda indagatrice di come la società formi l’intimo delle persone e viceversa; Stefan Heym, coraggioso e acuto analista su come la politica potesse diventare regime, burocrazia, polizia.

In Italia avevano eco grandissima i libri, gli articoli, le prese di posizione pubbliche di autori fantastici.
Italo Calvino ha vissuto e raccontato la Resistenza e ha sviluppato i suoi testi nel modo più libero e vivace possibile, giocando con i generi e il linguaggio e osservando con lucidità le persone sperse dalla modernizzazione di un Paese.

Elsa Morante ci ha raccontata la nostra storia con un mirabile intreccio fra i grandi eventi e quelli delle persone e della quotidianità.

Leonardo Sciascia ha scritto libri profondi su mafia, potere, fragilità delle istituzioni e compromessi politici, una grande scrittura classica al servizio del disincanto per ciò che vedeva.

Pier Paolo Pasolini ha intuito in modo poetico quanto dolente la trasformazione antropologica dell’Italia, denunciando il consumismo, la perdita dei valori popolari e l’omologazione culturale.

Franco Fortini era poeta, ma anche un grande critico dell’industria culturale e del compromesso tra intellettuali e potere.

E che dire di quanto ci hanno insegnato Carla Lonzi, Natalia Ginzburg, Fausta Cialente, Dario Fo e Franca Rame, Anna Maria Ortese, Galvano Della Volpe, Lucio Colletti, Cesare Luporini, Umberto Eco, Danilo Dolci, Tullio De Mauro, Ennio Flaiano?

Infine, a livello mondiale e toccando vari ambiti del pensiero, quanto meraviglioso  baccano su capitalismo, femminismo, marxismo, democrazia, linguaggio, psicanalisi, falsa razionalità, anti-colonialismo è stato creato dalla Scuola di Francoforte (Theodor W. Adorno, Max Horkheimer, Herbert Marcuse, Jürgen Habermas), Frantz Fanon, Albert Camus, Jean-Paul Sartre (l’intellettuale impegnato per antonomasia!), Luce Irigaray, Paulo Freire, Simone de Beauvoir, Noam Chomsky, Roger Garaudy, James Baldwin, Maurice Merleau-Ponty, Julia Kristeva, Susan Sontag, Jacques Lacan.
Quanto li abbiamo letti, quanto ci hanno dato!

E confrontarli con chi c’è adesso appare irriverente… ma ci sono più cose ovvie eppure sfuggevoli da considerare.
La prima è che il tempo costruisce il mito e chi era interessante allora, oggi è un monumento, immenso e inarrivabile. Ma, appunto e riconoscendo la loro grandezza, è la percezione della distanza temporale ormai staccata dal nostro quotidiano a costruire grandi figure.
La seconda è che, in ogni caso, tutti loro hanno detto cose importanti per la loro epoca, ma anche che la loro opera supera i loro tempi e ha significato anche oggi.
Una terza è che ognuno e ognuna di loro è sottratto dal chiacchiericcio mediatico del giorno per giorno, non ne vengono più toccati e i loro profili non sono più in concorrenza con chi vale e valeva di meno.
E una quarta valutazione riguarda noi stessi: per tanti di noi, quelli sono le persone che hanno nutrito la nostra adolescenza e la nostra giovinezza, hanno fatto crescere le nostre menti, ci sono stati compagni di avventura in tanti frangenti culturali, sociali, politici. Quale onore… ma anche quale nostalgia di quando ci sentivamo il futuro davanti!  

 Insomma, tornando alle domande iniziali: abbiamo, oggi, intellettuali in grado di dirci cose importanti? Proviamoci.

Michela Murgia ci ha lasciati nel 2023; è stata una delle voci più incisive del panorama letterario italiano, i suoi testi sia narrativi che di riflessione su identità e sulla condizione umana ci parlano tuttora. Da Accabadora (2009) a Dare la vita (2024): una scrittura coraggiosa e sempre diretta al nucleo delle cose.

Rosella Postorino, con il suo recente Nei nervi e nel cuore. Memoriale per il presente, ha affrontato con una lingua agile temi enormi, come le aspirazioni e le difficoltà delle donne di oggi, la famiglia, lo sconcerto e lo stupore di essere esseri umani, la fiducia nella letteratura. Temi concreti e già presenti in altri suoi libri come Le assaggiatrici e Mi limitavo ad amare te.   

Gianrico Carofiglio, che è stato magistrato e parlamentare, nei suoi noir ha narrato la società italiana con uno stile essenziale e attento ai percorsi individuali. Vi ha affiancato opere di riflessione sulla vita civile, l’ideologia del vivere odierno, il metodo per cercare la verità. Il suo ultimo libro, Elogio dell’ignoranza e dell’errore, è un testo importante.     

Paolo Rumiz, giornalista e scrittore, ha da sempre esteso il suo sguardo a tanti Paesi e ce li ha fatti conoscere dall’interno con stile e senso critico unici… Turchia, Cina, Jugoslavia e tante altre terre e atmosfere, presenti e futuri. Italia compresa.

E poi – il mio semplice elencarli non ne sminuisca l’importanza – Paolo Giordano (scienza e il suo rapporto con cultura e attualità), Igiaba Scego (diversità ed eredità coloniale italiana), Dacia Maraini (presenza e identità delle donne nella storia), Roberto Saviano (la struttura della criminalità di oggi), Antonio Scurati (il persistente peso del fascismo nella nostra storia), Nadeesha Uyangoda (diversità, identità in divenire, femminismo), Erri De Luca (la ricerca di un nucleo poetico e insieme politico nel vivere odierno), Nicoletta Vallorani (identità, corpo, potere e violenza attraverso fantascienza e distopia), Francesca Marzia Esposito (forma ed esperienza del corpo nella società della performance).

Oltre i nostri confini ci limitiamo a ricordare poche ma immense personalità.

La canadese Margaret Atwood è nota per il suo impegno femminista e per le sue opere che esplorano temi di potere, identità e ambiente. Il suo romanzo – distopico ma ahimè neanche tanto – Il racconto dell’ancella è diventato un simbolo della lotta per i diritti delle donne.

Anche la nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie: è attiva per i per i diritti delle donne insieme al grande impegno contro il razzismo. Il suo saggio Perché tutti dovremmo essere femministi ha avuto un impatto globale nel riflettere su ciò che significhi genere oggi.

Con la sua particolarissima scrittura, l’argentina Samanta Schweblin narra l’ambiente, la tecnologia, la condizione umana. Il suo romanzo Distanza di sicurezza affronta le paure legate al clima e alla salute, mentre Kentukis esplora le implicazioni etiche della tecnologia nella vita quotidiana.

Slavenka Drakulić è croata e ha trattato temi come la guerra, i diritti umani e la memoria storica. Il suo libro Café Europa riflette sulle sfide del post-comunismo nei Paesi dell’Europa dell’Est, aree che a tutt’oggi risultano in effetti incomprensibili a molti.

David Grossman, uno dei massimi scrittori israeliani – e, secondo me, la persona più intelligente del suo Paese – da sempre una grande coscienza critica, politica ed esistenziale.

E abbiamo poi l’intelligenza di comprensione e la ricerca di linguaggio in Olga Tokarczuk (Polonia), Jón Kalman Stefánsson (Islanda), Mircea Cărtărescu (Romania), Georgi Gospodinov (Bulgaria), Jonathan Lethem (Usa), Can Xue (Cina).

Chiudo come ho aperto, con la Germania: riunificazione, accoglienza e società multietnica, neonazismo, crisi industriale, senso della cultura tedesca oggi ricorrono nelle pagine di Ingo Schulze, Edith Schalansky, Charlotte Gneuss, Clemens Meyer, Judith Hermann, Lukas Rietzschel, Bernhard Schlink, Jenny Erpenbeck, Martina Hefter, Nino Haratischwili.

Insomma, di punti di riferimento e di stelle polari ne abbiamo anche oggi. Basta accorgercene, basta leggerli.
Rispetto a un tempo possiamo avere due difficoltà in più: il rumore di fondo dell’informazione e del dibattito, amplificato dal web; il fatto di poter seguire queste persone giorno per giorno, con il rischio dell’unica parola sbagliata su un milione giuste, la sovraesposizione.

Ma – da persone solide e acute quali siamo – non smetteremo di imparare a pensare.