Parole in viaggio

di CATERINA KAJANA

Quante volte vi è capitato di leggere un libro e trovare una frase particolarmente piacevole, adatta al meglio al flusso della lettura? Vi siete mai sentiti rapiti dalla descrizione di un luogo, provando stupore per quanto fosse meticolosa, ricca di un lessico che magari nemmeno conoscevate? Quanto spesso vi ritrovate immersi nei dialoghi tra i personaggi, tanto da ridere o commuovervi come se la conversazione stesse accadendo davanti ai vostri occhi?

Io ho vissuto più volte questi attimi e mi piace pensare che siano intrisi di una sorta di magia letteraria. Libro dopo libro sono giunta alla conclusione che questi “brividi da bella lettura” siano frutto di una scrittura eccellente, ma anche di una straordinaria traduzione.

Forse non è la prima cosa a cui pensiamo quando leggiamo un libro tradotto… ma quel che abbiamo tra le mani non è l’opera originaria: in un certo senso, quel libro una versione alternativa, certamente fedele all’originale ma inevitabilmente nuova, diversa rispetto all’opera nella lingua madre.

Non esiste una sola traduzione delle opere, perché ogni traduttore ha un bagaglio di conoscenze unico che lo porteranno a compiere scelte personali altrettanto irreplicabili. Il traduttore non appare quindi solo una figura legata al campo tecnico-linguistico ma è a tutti gli effetti un co-creatore, con una missione quasi più difficile di quella dell’autore: permettere all’opera di essere ugualmente apprezzata anche da lettori stranieri, rendendola loro comprensibile pur mantenendone invariata l’anima.

Ci sono opere tradotte in migliaia di lingue, come la Bibbia. Altre difficili da reperire anche solo in inglese: una parte della letteratura mondiale è paradossalmente impossibile da leggere. L’opera tradotta ci risulta quindi doppiamente diversa, sia dalla versione in lingua originale sia dalle altre traduzioni disponibili.

Il discorso si amplifica se pensiamo a quanto sia vasto il patrimonio linguistico mondiale – che conta tremila lingue principali ma si stima ne esistano quasi 6.700 – e ci aggiungiamo il valore linguistico e sociale dei dialetti, le lingue più complesse e allo stesso tempo parlate in qualunque Paese.

Sembra incredibile… ma potremmo azzardarci a pensare che, in base al traduttore e alla lingua di arrivo, possiamo solo credere di aver letto gli stessi libri: in realtà, ognuno di noi ha letto opere tutte impercettibilmente diverse.

Questa “opacizzazione del testo” e delle sue versioni potrebbe quindi spezzare l’incantesimo letterario della lettura?

Questa rubrica vuole appunto chiederselo, intraprendendo un viaggio nella traduzione, un mondo tanto affascinante quanto intricato. Con l’obbiettivo di un’esperienza di lettura ancora più magica e consapevole.